Archivio mensile:novembre 2014

Scriverò questa lettera

Scriverò questa lettera

senza destinatario

se non il mondo intero

Non seguirò una traccia

ma il caso la accompagnerà

nel suo svolgersi inquieto

La scriverò mentre fuori piove

con l’inevitabile malinconia

di un cielo fatto di spugne grigie

e di una schiena dolorante

In fin dei conti la vita appare così

più interessante il soffrire

che non il curare e gioire

Uno dei grandi misteri

senza spiegazione plausibile

se non prenderne atto e scriverne

Leggete quindi queste mie parole

hanno spogliato i miei piedi

per renderli nudi su un asfalto

colmo di una pioggia ormai

da troppo tempo incessante

È che io credo molto all’espiazione

di errori inevitabili nonostante tutto

nel loro essere accaduti comunque

perché si fa semplice sbagliare

mentre complicato se non impossibile

il comprendere incrociando sguardi

o il perdonare dimenticando

E io ho chiesto perdono senza pudore

di passi nascosti che non hanno saputo

squarciare il cielo e liberare il sole

piangente dietro la spessa striscia

di sporco vapore  aereo

Per quanto io ci abbia provato

per quanto il battito del mio cuore

abbia segnato il tempo

è chiaro che il niente è il risultato

Impotente

ecco il sostantivo dell’unica certezza

ho corso, urlato, scritto persino fatto silenzio

senza che il seme si facesse fiore

ma solo vittima di terra arida

Ho scavato con le unghie

senza farmi vedere

ho creato fratture nei ponti

sopra fiumi in pericolosa piena

ho fuso metalli in strutture inutili

ma si faceva sempre più chiara

l’incredulità per la mancanza

di un semplice sorriso

Ciò che ricercavo

ignorando che un semplice sorriso

fosse l’impresa più difficile

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Una sfida senza fine

C’erano sempre stati antipatici, fuori dalla grazia di Dio.

Ai nostri occhi erano un gruppo di soggetti assolutamente inaffidabili, facevano dell’ignoranza la lama con cui raggiungere i propri obiettivi che ovviamente erano sempre stati di basso profilo.

Così fin dalla terza liceo ci siamo scontrati, e non solo verbalmente, con quel gruppo di ottusi che ha sempre cercato la rissa provocandoci in tutte le maniere.

Noi siamo sempre stati dei razionali e difficilmente ci siamo fatti coinvolgere dai loro atteggiamenti, ma, contemporaneamente, non abbiamo mai dato segni di vigliaccheria.

Nascevano così le grandi sfide che potevano essere sentimentali o di forza.

Quante volte ci siamo rubati le ragazze, picchiati di gelosia, quante bugie a rovinare amori o amicizie, quanti tornei di braccio di ferro finiti in rissa.

Ma le sfide principali sono sempre state quelle sportive, come quella di oggi, particolarmente sentita:

partita di calcetto, ore 20,30, oratorio di San Silvestro.

Undici contro undici in un campo di dieci metri per venti, un affollamento da metropolitana giapponese all’ora di punta.

Meglio, il contatto fisico è assicurato.

Stincate pare il giorno del castigo, sputi negli occhi che Totti è un ragazzo, colpi di tacco nelle palle sbagliate.

I colpi di testa con elevazioni di 8-10 centimetri confermano il pessimo stato di forma di entrambe le formazioni.

Al primo tempo supplementare ecco l’evento decisivo, rinvio pasticcione del portiere avversario direttamente su cranio di Sandro, il nostro centravanti “fisso al capanno”, e la palla che si infila in rete. Un golden gol, partita finita e vincente.

Che gioia.

Troppa.

Sandro mentre esulta strabuzza gli occhi, si piega su se stesso e cade a terra a peso morto.

Il primo ad accorrere è Corrado, uno degli ottusi, sulla sua carrozzella elettrica:

“Sandro si sente male!!! “

Un altro degli antipatici, Roberto, capisce subito la gravità della cosa e, pur essendo senza una gamba,  amputata per una cancrena, aiutandosi con la sua stampella si procura velocemente un cellulare per chiamare l’ambulanza.

La signora con la bambina ci guarda in maniera strana. Aveva portato la piccola al pronto soccorso per un taglio al sopracciglio e certo non si sarebbe mai aspettata di trovarci ventuno ultrasettantenni in pantaloncini corti, sudati e silenziosi.

Per la prima volta la morte ci ha toccato.

Mentre tristemente ci teniamo tutti per mano, Santo, il capo dei nostri avversari, con la tutta solennità che lui è capace di dare in quel momento esclama:

“Secondo me, la partita è da ripetere…”

Primavera

primavera

Rivoglio la mia primavera

quella dei campi fioriti

dove le idee avevano colore

e le speranze si aprivano al sole

Se non potessi averla

perché me ne spetta una soltanto

litigando con angeli e demoni

cambierò questo autunno

in una stagione nuova

Farò come i potenti della Terra

con il loro fare incosciente

stravolgerò il corso della natura

mangerò ciliegie a ottobre e

mieterò il grano di novembre

Ne farò un tempo senza fine

per cancellare l’ultimo quadrimestre

quello fatto di gelo e freddo

La lista della spesa

La donnina della Cooppe la mi scansa come fossi un lebbroso, vorrei vede’, gliè già ducento volte che gli chiedo in dov’è la roba. “La mi scusi, in do gliè i’Dissan?” “La mi scusi, in do’ gliè i’ Co’a ‘ola (da leggere strasci’ato bene bene) “La mi scusi, in do l’è la carta igieni’a?”

All’ultima domanda la m’ha detto “O la unn’è anche sua la Coope? E allora se le cerchi da solo senza rompere i  coglioni!”

Le m’è sembrata un pochino alterata.

Riguardo il fogliolino verde.

Bella la scrittura della mi’ signora, ma la scrive tanto… ma così tanto che mi tocca leggere la lista della spesa ad alta voce.

“O macellaio, che la mi dà du’ fettine di vitello, tagliate fini fini, che un superino i 132 grammi,morbide che sennò gli si riportano indietro… gliè inutile tu mi guardi male, ioleggo icchè c’è scritto… poi volevo un’amburghere fatto co’i macinato bòno,pressato a 1,58 atmosfere, diametro dodici centimetri, 57,5 grammi  di peso, non di più altrimenti non glielo pagare… oh, ma che la smetti di trapassammi con lo sguardo? Guarda, guarda qui,l’è la scrittura della mi’ moglie! Rifattela con lei. Allora, un pezzo di ciccia da poco per fare i’ brodo, da poco, sì, ma che sia di qualità bòna sennò se lo tengono loro… icchè tu fai? Che me la tiri addosso la carne, invece d’incartalla? Sta bonino!… Metti giù codesta mannaia!… “

Bisogna che faccia una lettera a i’ direttore, li fanno lavora’ troppo questi dipendenti alla Cooppe, altro che trentacinqu’ore. Gli giran talmente forte i coglioni che ho preso i’raffreddore.

Eccola gastronomia.

“La mi scusi, e tocca a me. Allora, du’ fette di mortadella tagliate fini… no, un fò per dire, ne voglio due di numero, c’è scritto qui, guardi! E tagliate fini,codeste le son troppo spesse, se le tenga lei. Poi la m’affetti una striatina di pecorino, 30, 32 grammi… no, non 45, che è grullo, l’è esagerato! Lo levi,lo levi… come un c’è verso? Lo riaffetta! Si ora la meglio l’è codesta, la risponde anche a i’ telefono.”

Dio bono come mi guarda male

Dall’altra parte del filo ci dev’essere il macellaio.

“Lasci stare, un voglio nulla!”

Meglio che vada a cercare il tonno.

Un lo trovo.

Eccola donnina di prima.

La mi furmina con lo sguardo.

Lo piglio un’altra volta, il tonno.

A parte questo ho preso tutto.

Quasi,Dio bòno!

Unn’ho preso i’ portafoglio.

Icchè fò?

Lascioil carrello in mezzo a una corsia e vò a casa a pigliallo.

Esco dall’uscita senza acquisti.

Sento urlare.

Erano la donnina della Cooppe, il macellaio della Cooppe,  il gastronomo della Cooppe,

edue scaricatori di porto che non so se erano della Cooppe ma eran grossi come armadi.

“Tuc’ha preso per il culo e tu te ne vai lasciando la roba ni’ carrello…”

M’hanno agguantato per la collottola e hanno cominciato a pestarmi come l’uva.

“Ecco una bistecca da tre chili!” era il pugno del macellaio nel mio occhio destro.

“Ecco un panino alla mortadella tagliata grossa grossa” Questo era del gastronomo nell’occhio sinistro.

“Così tu c’hai un motivo per non trovare la roba!” m’ha detto la donnina infilandomi i diti nell’occhi.

Unn’ho potuto fare a meno di pensare “Ma icchè gl’ho fatto?”

Rapito

Se non paghi capace ti taglino la fornitura d’acqua. Sarà per questo che quando è accaduto mi stavo grattando il posteriore che mi pizzicava da morire.

Insomma, ero lì che mi sfruconavo il sedere come un frullino tagliaerba quando è apparso il raggio di luce.

“Cazzo è??? “ mi son chiesto, ma non ho fatto a tempo a rispondermi che ero già sull’astronave.

Alieni, che brutti a quel modo non se l’è immaginati neppure Asimov nel pieno della maturità letteraria, mi hanno rapito per non ho capito bene cosa.

All’inizio ho patito le pene dell’inferno, col le mani bloccate e il culo con l’infiammazione, ma poi devo dire che è andato tutto molto meglio.

M’hanno lavato, profumato, sfamato, vestito (coi loro vestiti che se m’avessero visto Dolce e Gabbana copiavano subito) e insegnatola loro lingua, anzi no, hanno imparato loro la mia visto che quando parlavano loro io non capivo una sega.

E’ stato bello, eh!

Solo che gl’erano un po’ ingenui. Allora gli ho insegnato qualche astuzia per sopravvivere, un po’ di furbizie, tirarlo un po’ nel culo agli altri per avere il massimo col minimo sforzo. Sempre grattandomi e anzi con rutti e corregge.

Oh, non ne sapevano niente di queste cose.

E poi anche il sesso. Si riproducevano, ma l’attrazione era cosa che non conoscevano. Gliel’hoinsegnata io. Gl’è garbata così tanto che hanno cominciato a fregarsi il compagno gl’un con gli altri… vabbé, erano alieni che avevano raggiunto l’apice della ragionevole convivenza, ma che palle però!!!

Una botta di vita gli ci voleva!!

Solo che gl’hanno esagerato… hanno cominciato a pigliarsi a schiaffi… schiaffi per modo di dire, erano senza mani, piedi e zigomi… insomma essendo evoluti hanno preso a tirarsi di laser e loro li hanno potenti i laser…o meglio, li avevano… in un minuto e venti secondi hanno cancellato dal loro pianeta una forma di vita evoluta e millenaria…

Ne è rimasto solo uno.

Che mi ha riportato sulla terra prima di andare a suicidarsi buttandosi con la sua astronave alla velocità della luce su Vega.

Mi ha lasciato perplesso solo la sua ultima frase: “Con tutti quelli che potevamo rapire…” ma non l’ha finita e il senso mi rimarrà oscuro per sempre.

Spero mi abbiano riattaccato l’acqua.

Chiedimi tutto quello che vuoi

tornerò anche indietro nel tempo

col mazzo di rose bianche che dimenticai

quel giorno che aveva il sole con se

legate con lunghi fili d’erba

trovati sui prati che ti vedevano sorridere

te le donerò vestito di quella timidezza

che ho nascosto al tuo giudizio

Chiedimi tutto quello che vuoi

vi sono creazioni in questo universo

a cui non può essere negato alcunché

trasforma i tuoi desideri in parole

e ogni mio gesto avrà senso solo

costruendo i castelli dei tuoi sogni

Chiedimi tutto quello che vuoi

poiché se di pazzia dovessero parlare

sappiano allora che donarsi a te

è di tutte le follie conosciute

la più invidiabile

HAI CAMBIATO IL MIO DESTINO

A volte il nostro sembra un destino ineluttabile, ti guardi e ti accorgi, per come sei fatto, che non ci sarà altra soluzione finale alla tua esistenza oltre quella che vedi in apparenza.

C’è chi nasce impiegato e per tutta la sua vita archivierà, scriverà, annoterà e se per caso un giorno gli prende lo schiribizzo di cambiare vita, soffrirà e tornerà ad essere impiegato.

C’è invece chi nasce irrequieto, niente di stabile nel lavoro come nell’amore, e se credi di imprigionarlo ad una scrivania o a una famiglia lo vedrai fuggire.

Sembra una regola.

Sembra.

Ma non lo è, fortunatamente, ed i casi che la smentiscono sono molti.

Come il tuo, vero? Ricordi quanto ti piaceva leggere i tuoi libri sulla poltrona, ore intere a scorrere righe insaziabilmente anche grazie al tempo a tua disposizione?

Sei ore e mezzo al giorno in banca te lo permettevano.

Poi fai carriera, ti scopri uomo d’assalto, una persona nuova che dedica tutto il tempo, anzi tutta la vita, a raggiungere il proprio scopo.

Scopri anche che ti piace.

E che fai soldi con grande soddisfazione.

Il tempo libero a tua disposizione non è più lo stesso ma, anche se le abitudini sono molto cambiate, di leggere un libro non puoi proprio farne a meno.

Ti sei accorto che l’unica occasione è  quando te ne vai in bagno, un quarto d’ora circa, dove tra uno sforzo e l’altro divori con grande velocità pagine di straordinari bestsellers.

Ma soprattutto hai cambiato anche il mio destino, che sembrava scritto in maniera definitiva.

E di questo ti ringrazio: per aver scelto di usare me, piccolo strappo di carta igienica, come segnalibro anziché pulirtici il culo.