La lista della spesa

La donnina della Cooppe la mi scansa come fossi un lebbroso, vorrei vede’, gliè già ducento volte che gli chiedo in dov’è la roba. “La mi scusi, in do gliè i’Dissan?” “La mi scusi, in do’ gliè i’ Co’a ‘ola (da leggere strasci’ato bene bene) “La mi scusi, in do l’è la carta igieni’a?”

All’ultima domanda la m’ha detto “O la unn’è anche sua la Coope? E allora se le cerchi da solo senza rompere i  coglioni!”

Le m’è sembrata un pochino alterata.

Riguardo il fogliolino verde.

Bella la scrittura della mi’ signora, ma la scrive tanto… ma così tanto che mi tocca leggere la lista della spesa ad alta voce.

“O macellaio, che la mi dà du’ fettine di vitello, tagliate fini fini, che un superino i 132 grammi,morbide che sennò gli si riportano indietro… gliè inutile tu mi guardi male, ioleggo icchè c’è scritto… poi volevo un’amburghere fatto co’i macinato bòno,pressato a 1,58 atmosfere, diametro dodici centimetri, 57,5 grammi  di peso, non di più altrimenti non glielo pagare… oh, ma che la smetti di trapassammi con lo sguardo? Guarda, guarda qui,l’è la scrittura della mi’ moglie! Rifattela con lei. Allora, un pezzo di ciccia da poco per fare i’ brodo, da poco, sì, ma che sia di qualità bòna sennò se lo tengono loro… icchè tu fai? Che me la tiri addosso la carne, invece d’incartalla? Sta bonino!… Metti giù codesta mannaia!… “

Bisogna che faccia una lettera a i’ direttore, li fanno lavora’ troppo questi dipendenti alla Cooppe, altro che trentacinqu’ore. Gli giran talmente forte i coglioni che ho preso i’raffreddore.

Eccola gastronomia.

“La mi scusi, e tocca a me. Allora, du’ fette di mortadella tagliate fini… no, un fò per dire, ne voglio due di numero, c’è scritto qui, guardi! E tagliate fini,codeste le son troppo spesse, se le tenga lei. Poi la m’affetti una striatina di pecorino, 30, 32 grammi… no, non 45, che è grullo, l’è esagerato! Lo levi,lo levi… come un c’è verso? Lo riaffetta! Si ora la meglio l’è codesta, la risponde anche a i’ telefono.”

Dio bono come mi guarda male

Dall’altra parte del filo ci dev’essere il macellaio.

“Lasci stare, un voglio nulla!”

Meglio che vada a cercare il tonno.

Un lo trovo.

Eccola donnina di prima.

La mi furmina con lo sguardo.

Lo piglio un’altra volta, il tonno.

A parte questo ho preso tutto.

Quasi,Dio bòno!

Unn’ho preso i’ portafoglio.

Icchè fò?

Lascioil carrello in mezzo a una corsia e vò a casa a pigliallo.

Esco dall’uscita senza acquisti.

Sento urlare.

Erano la donnina della Cooppe, il macellaio della Cooppe,  il gastronomo della Cooppe,

edue scaricatori di porto che non so se erano della Cooppe ma eran grossi come armadi.

“Tuc’ha preso per il culo e tu te ne vai lasciando la roba ni’ carrello…”

M’hanno agguantato per la collottola e hanno cominciato a pestarmi come l’uva.

“Ecco una bistecca da tre chili!” era il pugno del macellaio nel mio occhio destro.

“Ecco un panino alla mortadella tagliata grossa grossa” Questo era del gastronomo nell’occhio sinistro.

“Così tu c’hai un motivo per non trovare la roba!” m’ha detto la donnina infilandomi i diti nell’occhi.

Unn’ho potuto fare a meno di pensare “Ma icchè gl’ho fatto?”

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