Una sfida senza fine

C’erano sempre stati antipatici, fuori dalla grazia di Dio.

Ai nostri occhi erano un gruppo di soggetti assolutamente inaffidabili, facevano dell’ignoranza la lama con cui raggiungere i propri obiettivi che ovviamente erano sempre stati di basso profilo.

Così fin dalla terza liceo ci siamo scontrati, e non solo verbalmente, con quel gruppo di ottusi che ha sempre cercato la rissa provocandoci in tutte le maniere.

Noi siamo sempre stati dei razionali e difficilmente ci siamo fatti coinvolgere dai loro atteggiamenti, ma, contemporaneamente, non abbiamo mai dato segni di vigliaccheria.

Nascevano così le grandi sfide che potevano essere sentimentali o di forza.

Quante volte ci siamo rubati le ragazze, picchiati di gelosia, quante bugie a rovinare amori o amicizie, quanti tornei di braccio di ferro finiti in rissa.

Ma le sfide principali sono sempre state quelle sportive, come quella di oggi, particolarmente sentita:

partita di calcetto, ore 20,30, oratorio di San Silvestro.

Undici contro undici in un campo di dieci metri per venti, un affollamento da metropolitana giapponese all’ora di punta.

Meglio, il contatto fisico è assicurato.

Stincate pare il giorno del castigo, sputi negli occhi che Totti è un ragazzo, colpi di tacco nelle palle sbagliate.

I colpi di testa con elevazioni di 8-10 centimetri confermano il pessimo stato di forma di entrambe le formazioni.

Al primo tempo supplementare ecco l’evento decisivo, rinvio pasticcione del portiere avversario direttamente su cranio di Sandro, il nostro centravanti “fisso al capanno”, e la palla che si infila in rete. Un golden gol, partita finita e vincente.

Che gioia.

Troppa.

Sandro mentre esulta strabuzza gli occhi, si piega su se stesso e cade a terra a peso morto.

Il primo ad accorrere è Corrado, uno degli ottusi, sulla sua carrozzella elettrica:

“Sandro si sente male!!! “

Un altro degli antipatici, Roberto, capisce subito la gravità della cosa e, pur essendo senza una gamba,  amputata per una cancrena, aiutandosi con la sua stampella si procura velocemente un cellulare per chiamare l’ambulanza.

La signora con la bambina ci guarda in maniera strana. Aveva portato la piccola al pronto soccorso per un taglio al sopracciglio e certo non si sarebbe mai aspettata di trovarci ventuno ultrasettantenni in pantaloncini corti, sudati e silenziosi.

Per la prima volta la morte ci ha toccato.

Mentre tristemente ci teniamo tutti per mano, Santo, il capo dei nostri avversari, con la tutta solennità che lui è capace di dare in quel momento esclama:

“Secondo me, la partita è da ripetere…”

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2 pensieri su “Una sfida senza fine

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