Il cane e la lupa

Il piccolo cane abbaiava sempre allegramente.

La casa colonica dove si trovava era all’inizio della foresta che risaliva il versante sud del monte più alto della zona e che si estendeva maestosa per vari chilometri quadrati.

L’animale aveva una cuccia tutta sua, con un guinzaglio attaccato a una catenella lunghissima che gli permetteva di correre in lungo e in largo la grande aia davanti all’entrata della casa.

Era un cane di una certa età, sempre gioioso e giocoso, un divertimento per tutti, bambini, grandi e anziani.

Tutti gli volevano bene.

Quel giorno  il sole era libero da nubi e la temperatura gradevole. La luce era quella primaverile di metà mattinata.

Fu allora che il cane incrociò gli occhi scuri di una lupa.

Questa aveva gli occhi fieri e sicuri della vita vissuta col cuore, si ergeva sul masso granitico che si trovava all’inizio della foresta e guardava l’altro quadrupede. Lo aveva sentito abbaiare con quel suo timbro gradevole e non aveva potuto resistere alla curiosità di vedere chi fosse. Lo aveva spiato nei suoi giochi, nella sua allegria, nello stare su due zampe assieme ai bambini, a fare il bagno in mezzo al cortile, a girare su se stesso o a riprendere il bastone al suo padrone.

Ma stavolta anche il cane si era accorto della sua presenza e forse era successo proprio perché lei lo aveva voluto. La guardò rimanendo come paralizzato e non di paura ma per un qualcosa di indefinibile. Fino a che lei non se ne era andata.

Tornò, altre due volte, senza che in quei momenti i due avessero un vero contatto.

Poi, alla terza occasione, il cane si sposto quanto più poté, a causa del guinzaglio, verso la foresta e la lupa, invece, verso di lui. Questa senza avvicinarsi troppo guardava con sospetto la catena ma era affascinata dallo sguardo sereno del cane che a sua volta stava provando sensazioni fortissime per ciò che gli stava capitando.

Fecero amicizia, abbaiarono e guairono assieme, ma senza farsi notare dagli uomini. Lei chiarì subito la pericolosità della situazione e lui agì di conseguenza.

Gli incontri si fecero più frequenti e un sentimento potente unì i due animali che non sembrava possibile: lei spirito libero, lui addomesticato, lei cantava alla luna, lui saltellava come un deficiente per far ridere, lei aveva imparato molte cose nella sua vita randagia per il mondo, lui non sapeva niente ma aveva un cuore d’oro.

In realtà ognuno di essi aveva ciò che mancava all’altro.

Si completavano.

E in un miracolo d’amore straordinario, il cane e la lupa iniziarono la loro storia che non terminò neppure quando gli uomini si accorsero di lei, decidendo, impauriti senza alcuna ragione, di abbatterla per la sua pericolosità.

Il cane capì subito le loro intenzioni, conosceva quegli sguardi e sapeva che niente li avrebbe fermati. Intuì anche che avrebbe potuto non rivederla più.

Iniziò a tirare la catena come non aveva mai fatto e questa, non essendo molto resistente, si spezzò quasi subito.

Il cane corse verso la foresta e, fra pruni, rovi, ruscelli e sentieri, si fermo stremato dopo mezz’ora.

Non sapeva dove si trovasse e con un triste e leggero guaito si accucciò.

Lei non si fece attendere, con grande sorpresa dell’altro e senza farsi sentire lo leccò all’orecchio destro, sanguinante per una piccola ferita.

I due animali si guardarono e fecero una smorfia che un uomo avrebbe potuto scambiare per un sorriso.

 

Stasera i due sono sul punto più alto della montagna.

La luna piena li illumina, su di un masso sono adagiati uno accanto all’altro, così vicini da sentirsi il battito del cuore.

E sono felici.

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