Sabbia

Sabbia

Venti improvvisi iniziarono a soffiare da est. La sabbia si alzò e prese velocità, sferzava senza pietà il viso e le mani e le caviglie scoperte consumandoli quasi fino a farli scomparire.

La gola secca sapeva di non potersi aprire a quel movimento se non voleva riempirsi di terra e cercò soltanto riparo dietro una sciarpa di cotone chiaro.

Gli occhi coperti da grandi occhiali sfidavano i grossi granelli di sabbia che i moti ventosi gli lanciavano addosso e nonostante la visuale fosse quasi nulla le gambe continuavano decise il loro cammino.

Solo dopo tre ore la tempesta di sabbia terminò la sua furia devastante, ma era solo una prova e lui lo sapeva.

Guardò prima il cielo evitando il sole accecante, poi guardò davanti a sé e calcolò che mancava un’ora di cammino. Non che lui lo sapesse davvero, ma come gli disse Abdul, “fidati del tuo istinto” e il suo istinto diceva a quel modo.

Affondando coi piedi nella sabbia infuocata, arrivò esattamente dopo un’ora e dieci minuti.

Ripensò ad Abdul e a quante cose gli aveva raccontato. A quante cose stavano rivelandosi vere, a quante cose sperava si rivelassero vere.

Quando arrivò in città tutti guardarono storto sia Abdul che altri suoi compagni di viaggio, gente che dal Sudan, prima di arrivare lì, erano arrivati in Sicilia protetti da non si sa chi dal fuoco del deserto e dalla ferocia del mare. Luca che aveva data la sua disponibilità a ospitare uno di loro per qualche giorno, trovò in Abdul un giovane forte e poco impaurito. Non gli piaceva quella sicurezza, ma dovette ricredersi. Parlava un po’ di francese e durante la permanenza a casa sua gli raccontò la storia della sua vita, della sua famiglia sterminata nel modo più terribile che si possa immaginare. “Come fai a sopportare tutto questo?- gli chiese Luca – Non mi sembri colmo di voglia di vendetta, se fosse capitato a me non so come starei”.

Abdul restò una decina di giorni in casa di Luca per poi partire con tutti gli altri per un’altra destinazione scelta dalle autorità. Abdul prima di andarsene rispose alla domanda di Luca. Gli dette a mano una cartina e gli disse tutto quello che lo aiutava a sopportare il suo stato.

Poi salutò Luca pregando per lui  e che ogni sua bontà ricadesse come fertile gioia sulla sua anima.

Ora Luca era lì, davanti a quel portone, proprio come aveva chiesto Abdul. Si era fidato di lui e ora sapeva che era tutto vero. Ma proprio tutto? Perché il resto era la cosa più difficile da credere.

L’entrata era scolpita nella roccia calcarea di una enorme montagna che si era presentata all’improvviso davanti a lui. Non c’era maniglia, ma appena si era avvicinato la porta si era aperta da sola. Anche questo Abdul lo aveva dichiarato. “Poi entrerai nel lungo corridoio disegnato di sorrisi e di abbracci, percorrilo fino alla fine. Lì troverai chi di dovere.”

Aveva fatto a ritroso il cammino di Abdul, aveva preso di pazzo da tutti per questa sua decisione senza che essi sapessero quanto stesse davvero impazzendo per quello che gli era accaduto. Cosa sarebbe cambiato? Niente e aveva deciso di partire.

Percorse il corridoio con una torcia potente, non si sa quanti metri fossero, ma camminò per molto tempo fino al suo termine in una piccola stanza. C’era del legno che bruciava, ma non faceva fumo e Luca si chiese subito come fosse possibile in quel luogo chiuso. Ma al centro c’erano una sedia e una figura curva messa di schiena.

“Avvicinati…” disse una voce antica e femminile.

“Parli la mia lingua?”

“Io parlo soltanto, sei tu che mi capisci nella tua lingua…”

Luca rimase scosso… “Mi manda… “

“Lo so chi ti manda. Siediti a terra e raccontami tutto di te…”

Nessun preambolo, meglio così. Luca si sedette a gambe incrociate e attese che la figura si voltasse verso di lui, cosa che non accadde.

“Non è necessario tu mi veda (ma leggeva nel pensiero???), anzi, devi chiudere gli occhi e la mente, la tua mente. Liberati da ogni pensiero, provaci, ci puoi riuscire.”

Luca non si fece domande, era lì e avrebbe fatto tutto quello che gli chiedevano. Chiuse gli occhi e il pensiero fino a che dentro di sé il buio non fu tutt’uno col silenzio più profondo.

D’improvviso apparve un punto luce lontanissimo, sembrava avvicinarsi, sempre più, sempre più grande, fino a mostrare un viso bellissimo di donna dalla carnagione scura. Eccomi, disse lei, adesso puoi vedermi. Conosco ogni tua inquietudine, ogni tua tristezza e allegria e il mondo che hai vissuto. Come per Abdul non esiste rimedio se non comprendere e tu, come lui,  devi comprendere. Chi muore non abbandona per sempre questa terra, resta qui con chi ama e tu sei stato amato. Vieni – disse la donna a un’altra figura che Luca riconobbe subito – vieni avanti, avvicinati.

Quando Luca riaprì gli occhi, la figura era ancora di spalle e il fuoco ardeva ancora. “Puoi andare – disse la voce femminile – puoi tornare a casa.”

“Grazie…” disse Luca salutando e senza dire altro.

La via del ritorno fu un cammino leggero e persino la sabbia del deserto parve essere gentile con lui. Era il suo cuore in realtà a vivere diversamente adesso che Chiara era tornata vicina a lui, sempre si fosse mai allontanata.

Chissà cosa starà facendo adesso Abdul? Si domandò.

Se lo immaginò bello e solare con una nuova famiglia e gli augurò tutto il bene del mondo.

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